Il complesso della Basilica di Santa Croce

Semplice e stupenda architettura

Dopo un venticinquennio di attesa e d’impresa si stagliava così nella panoramica della città, allora come oggi, la nostra Basilica al Sud-Est, splendido “pendant” diagonale della smagliante domenicana di S. Maria Novella al Nord-Ovest, con al centro la metropolitana del Duomo.
Per l’interno poi, semplice e solenne nella sua nuda sagoma gotica prettamente francescana e italiana, a croce egizia (T), la nuova architettura da grande artista s’imponeva allo sguardo nella sua spettacolare amplitudine spaziale orizzontale e verticale, senza vani fronzoli o ornamenti. L’intera struttura, in più, era saldamente impostata su 14 agili pilastri ottagonali e le loro ampie arcate ogivali, sormontate queste da un (pauroso) ballatoio che si snoda su una interminabile sfilata di mensole lungo le pareti mediane, innalzandosi poi a sorpresa in linea obliqua verso la maggiore altezza del Transetto.

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E ancora, a parte il centro focale delle 12 Cappelle absidali, la maggiore corale e le minori ai fianchi – tutte a terminazione rettilinea, con volte a vela e quasi annegate in una fantasmagorica festa di colori di ombre e di luci provenienti dalle vetrate istoriate e dalle storie dipinte sulle pareri – il grandioso vano basilicale si completa con la copertura di gigantesche spazieggiate capriate, dominanti a vista dall’alto e vagamente dipinte, di contro alla vasta piazza uniforme e monocolore del pavimento in cotto, pur copiosamente costellato di artistiche o più semplici lapidi e ritratti tombali.

Gli ambienti circostanti

Nei due-tre secoli successivi, la Basilica veniva arricchita di smaglianti Vetrate policrome in buona parte conservate, di variegati manti pittorici sulle pareti delle navate laterali e nelle Cappelle absidali, e ancora con lo stupendo pulpito ottagonale tutto cesellato in marmo bianco e con altre incantevoli sculture e smalti dei maggiori artisti del tempo, dal più maturo Giotto e Giotteschi ai grandi rinascimentali: tra gli scultori, Donatello (+1266), Desiderio da Settignano, il Rossellino, Mino da Fiesole, Benedetto da Maiano (+1498).
La Basilica si presenta ancor oggi così, sostanzialmente integra nella sua originaria testimonianza di “povertà solenne” ovunque riscontrabile (F. Rossi, 1962) pur congiunta o espressa nell’unica ricchezza delle sue armoniose linee d’arte. Conservazione integra, diciamo, nonostante o magari prescindendo mentalmente dagli strappi pittorici operati con i suoi “altaroni classicheggianti” addossati alle pareti laterali dal grande “vastator” Giorgio Vasari, agli ordini del suo comandante Cosimo I dei Medici (1560); completata poi l’opera dagli antichi artistici monumenti e dagli altri paradigmatici memoriali e urne delle Itale Glorie.
Sebbene moderni, anche la neogotica Facciata del 1857-63 e alla pari lo smilzo sonoro Campanile del 1842-45 sembrano di fattura e fantasia artistica non propriamente disprezzabili. Parlando di Santa Croce basilica non abbiamo detto niente del suo logico intero “circondario”. Ma è ben noto che la chiesa era, come ancora oggi in parte, superbamente circondata dai grandi edifici e da ambienti conventuali: dal primo gioiello rinascimentale della Cappella dei Pazzi di Brunelleschi e continuatori fuori chiesa (1443 ss.), ai due Chiostri di Arnolfo e del Brunelleschi, e all’antico Refettorio oggi Museo con i suoi splendidi affreschi e il grande (ora più martoriato) Crocifisso di Cimabue.
Né bisogna dimenticare lo svolgimento settesecolare della vita, non soltanto di sedute o assemblee municipali, di presenze e mediazioni di Legati ecclesiastici, ma soprattutto di attività pastorale e culturale dei Francescani Conventuali: con un pulpito di vivace predicazione e le continuate celebrazioni liturgico-musicali; con il loro Studio Teologico universitario e illustri “Padri Maestri” nel grande Convento di una volta (lo Studio frequentato anche da Dante, 1291-94, alla vigilia della costruzione della nuova Basilica: anche con qualche sua “idea” o suggerimento?); e ancora – prescindendo dagli oggi deprecati Tribunali della “santa Inquisizione”: uno ivi dal 1254 al 3 luglio 1782 – la celebre “Biblioteca di Santa Croce”, dal 1246 in poi, abusivamente incorporata alla Laurenziana nel 1766. Ma tutto ciò non è oggi in ricorrenza giubilare…Rimane invece anche oggi nel cuore dei frati, come di tutti gli storici e ammiratori di Santa Croce, il grato ricordo di quel frate Giovenale degli Agli da Firenze che, già autorevole superiore del convento, sollecitò e promosse più di tutti la costruzione di quella “tam magnam ecclesiam” e ne subì un duplice infortunio.
Morto poco prima di poterne vedere almeno la prima pietra “ne’ fondamenti”, gli capitò peggio dopo, in Purgatorio, ove gli fu inflitta la pena “usque ad diem iudicii, ut duo mallei semper eius percutiant caput”, ossia, martellate in testa a non finire, poveretto, sino al giorno dell’ultimo giudizio!… Così una “rivelazione” dall’alto, captata da un “frate devoto” e registrata dal “credulus” confratello fr. Bartolomeo da Pisa (il celebre autore delle 40 Conformitates di S. Francesco con Cristo ca. 1390: AF IV 490).
Ma noi siamo dalla parte di fr. Giovenale, sicuramente lui e noi felici di sapere che la sua “fondazione” è secondo non pochi critici ed esteti “la più bella Basilica fiorentina” o anche “la più bella chiesa gotica d’Italia”, oltreché, secondo le odierne statistiche, la più frequentata turisticamente in quella capitale dell’arte.
Una chiesa cara – fra i tanti illustri che “tutti convengono qui d’ogni paese” – alla celebre letterata antinapoleonica Madame de Staël (1766-1817), “anche per quella brillante assemblea di morti” sotto il pavimento e negli altri monumenti sepolcrali ivi dislocati. Ma forse non è neanche da sottovalutare l’apprezzamento del funzionario napoleonico e gran dotto romantico e diplomatico Enrico Beyle detto Stendhal (1783-1842), che scrivendo da Milano alla sorella le consigliava di “vendere, per un azzardo, anche la camicia”, pur di vedere quattro bellezze in Italia: “i dintorni del Lago Maggiore, Santa Croce di Firenze, il Vaticano a Roma, e [perché no?] il Vesuvio a Napoli” (Correspondance, ed. V. Del Litto, Paris 1962,1, 621).
La celebrata Basilica veniva consacrata 550 anni fa – il giorno dell’Epifania del 1443 dal grande cardinale Bessarione, alla presenza di Eugenio IV e dei venerandi Padri e teologi del Concilio ecumenico di Firenze.

p. Lorenzo di Fonzo

Da L’Osservatore romano, sabato 21 gennaio 1995